
A Marco Grassi, responsabile della comunicazione per il Consorzio Assicurativo Etico e Solidale (CAES), soggetto della finanza etica italiana che opera per un’economia solidale proponendo assicurazioni eticamente orientate con norme e premi trasparenti, abbiamo ha chiesto di raccontare come sia nato il progetto CAES, e perché sia stata adottata proprio la formula di un Consorzio.
Il Progetto CAES è nato nel 1995, quando un gruppo di assicuratori sensibili ai temi dell'economia solidale e della finanza etica decise di non relegare più solo al tempo libero, il loro desiderio di cambiare la finanza e i mercati, ritenendo di poterlo fare a livello professionale. Da quel momento, nel corso di dodici anni, i loro obiettivi si sono man mano precisati, individuando nella struttura del Consorzio Sociale lo strumento migliore per raccogliere l'adesione delle cooperative nel sostenere un progetto di orientamento etico in campo assicurativo e per dare vita a un servizio assicurativo espressamente concepito per il terzo settore e per tutti i cittadini sensibili ai temi dell'economia e finanza etica.
Ci può tratteggiare i dati salienti della vostra organizzazione?
Con sede a Milano, CAES è un'agenzia assicurativa e distribuisce in tutta Italia prodotti strutturati in proprio, appoggiando l'onere del risarcimento alle compagnie con cui collabora. La struttura con i suoi uffici interni copre tutte le aree assicurative. Segue, inoltre, le pratiche di risarcimento per sinistri con un proprio consulente interno a tutela del cliente. Dispone di una rete di cooperative in società, sostenitrici del progetto e distribuite su tutto il territorio nazionale, che svolge attività di promozione e da visibilità a CAES presso i propri soci. Attraverso il sito web è possibile avere informazioni sulle attività e richiedere preventivi personalizzati e valutati dagli operatori a Milano. Tutti i dipendenti di CAES sono assunti a tempo indeterminato e hanno una retribuzione riferita al ccnl della cooperative sociali.
Quali sono le linee guida di CAES sia dal punto di vista professionale che sotto il profilo etico?
Le parole chiave sono tre: mutualità, trasparenza, equità dei premi. Mutualità significa recuperare il primario senso dello strumento assicurativo: unire più soggetti al fine di fronteggiare il disagio dei singoli, tutelare le fasce deboli anche per le garanzie rischiose e poco remunerative, considerare i clienti alla pari dell'assicuratore, non avere atteggiamenti di favore con clienti reputati più importanti a scapito dei piccoli. Con il concetto di trasparenza, oltre al rispetto delle normative vigenti - e già questo non è poca cosa - intendiamo fornire al cliente gli strumenti affinché possa con calma comprendere cosa sta per acquistare, prima e non dopo l'attivazione di una polizza; significa anche guidarlo affinché non scelga coperture inutili, sotto quotate o magari doppie; significa proporre polizze che abbiano come obiettivo la massima tutela senza bisogno di integrazioni successive. Da ultimo, sempre per assicurare la massima trasparenza, comunichiamo per iscritto sul contratto il modo in cui il premio si scompone e anche l’entità del margine che CAES riserva a se stesso e quale uso si fa del denaro. Infine, il concetto di premi equi sintetizza quanto illustrato finora: massime garanzie e condivisione del rischio per ottimizzare il costo della polizza. Tutto questo non significa pagare poco: per noi vuole dire invece pagare il giusto e pagare per quello che serve davvero.
A chi vi rivolgete, principalmente?
I nostri riferimenti sono il mondo della cooperazione sociale, l'associazionismo, le realtà che operano nel commercio equo e solidale, nell'ambiente, nell'energia alternativa e tutte le persone (singoli e famiglie) che sono sensibili a questi temi e che desiderano fare scelta di consumo critico anche in ambito assicurativo.
Il mondo della assicurazioni, in generale, non gode di un'immagine positiva: frequenti sono i contenziosi e i comportamenti non cristallini. È un settore a elevata confllittualità intrinseca. Qual è la vostra posizione in proposito?
Anche noi paghiamo la cattiva nomea che accompagna le attività delle compagnie di assicurazioni. La nostra indipendenza, la relazione diretta con il socio o il cliente, l'essere riconosciuti negli ambienti della finanza etica e dell'economia solidale ci permettono di distinguerci sia con le proposte tecniche sia con una modalità di relazione che privilegia la fiducia e non la diffidenza.
Per tracciare un bilancio della vostra esperienza può dirci quali sono stati gli obiettivi fin qui raggiunti?
In dodici anni di storia alcuni momenti sono stati molto faticosi, soprattutto in relazione alle necessità di investimenti finanziari per concretizzare un progetto di respiro nazionale che non fosse solo testimonianza. Dobbiamo ancora crescere in dimensioni come struttura e come forze: abbiamo una ventina di prodotti assicurativi eticamente orientati, abbiamo ancora molte realtà da conoscere e da aggregare, per avere una stabilità economica e finanziaria che ci possa permettere di continuare a servire la cooperazione sociale al passo con le esigenze dei tempi.
Quali progetti avete per il futuro?
Il nostro sogno è quello di realizzare, insieme con altri, una piccola compagnia di assicurazioni dedicata al terzo settore.
Avete interlocutori professionali a livello internazionale?
Negli anni, abbiamo sviluppato conoscenze e relazioni in Francia, Svizzera e in particolare in Spagna. A Barcellona opera infatti la cooperativa ARC con la quale abbiamo avviato diversi scambi e riflessioni.
Quali sono gli strumenti e le iniziative attraverso le quali vi fate conoscere?
Ci presentiamo durante le fiere del terzo settore di carattere nazionale e utilizziamo gli strumenti di comunicazione dedicati al no profit, oltre a partecipare alle assemblee sociali e organizzare corsi di approfondimento sul tema assicurativo.
Per informazioni: www.consorziocaes.org
giugno 2007