
Quindici minuti per presentare alla conferenza internazionale sull'Afghanistan che si terrà a Parigi a metà giugno una roadmap per la pace in 19 punti, già approvata e sostenuta dal governo Karzai. Lo chiedono a gran voce i delegati della società civile afghana, che hanno presentato a Roma il documento, elaborato nella preconferenza di pace di fine gennaio a Kabul. Sono donne, accademici, sindacalisti, artigiani, ma anche mullah e capi tribù, e chiedeono qualcosa di più dei tre minuti concessi loro all'ultima conferenza internazionale sull'Afghanistan che si è tenuta a Londra. "A Parigi ci saranno l'Onu e i Paesi donatori", ha spiegato Marco Braghero, presidente di PeaceWeaves, la Ong di Savona che ha contribuito all'organizzazione della pre-conferenza di due mesi fa, "ed è fondamentale che i futuri interventi per la pace in Afghanistan passino attraverso la società civile locale che, nonostante gli ultimi trent'anni di guerra, ha saputo mettersi in rete e oggi rappresenta tutte le realtà tribali, i capi clan e i capi religiosi del Paese". Questa realtà, assolutamente non considerata come soggetto politico nei documenti ufficiali Nato e dei governi, è invece protagonista in questo itinerario recepito in pieno nella conferenza di Kabul, resa possibile anche grazie alla collaborazione della piattaforma 'Afgana.org' e al contributo della Cooperazione italiana. E 'Afghana.org' ha intenzione di consegnare al ministro degli Esteri Massimo D'Alema la piattaforma in 19 punti, affinché ne tenga conto nel suo intervento al vertice Nato che si terrà dal 2 al 4 aprile a Bucarest, cui partecipa anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.
Una realtà viva e propositiva
"L'Afghanistan è come un bambino che sta imparando a
gattonare e per reggersi sulle proprie gambe ha bisogno del sostegno della comunità internazionale", ha osservato Masood Khan Khalil, portavoce del coordinamento di 300 Ong afghane, sottolineando che "deve essere il popolo afghano a conoscere quali sono le priorità' per le ricostruzione del Paese". A parlare insieme a lui davanti alla viceministra degli Esteri con delega alla Cooperazione, Patrizia Sentinelli, a esperti della Dgcs, a rappresentanti di Ong italiane e giornalisti c'era anche Sheila, coordinatrice dell'Afghan Women Network, che raccoglie alcune decine di organizzazioni che si battono per i diritti delle donne. "La società civile afghana è viva e organizzata", ha sottolineato l'attivista, "e l'impegno delle donne è stato finora indispensabile per risollevare settori come l'istruzione e la sanità, distrutti da anni di guerra e di malgoverno".
Il ruolo dell'Italia
Braghero ha ricordato che "L'Italia è in prima linea nella ricostruzione" e che "dal governo sono arrivati i primi segnali della necessità di un cambio di strategia in Afghanistan". Il riferimento è all'emendamento approvato nel Decreto missioni che prevede il finanziamento di una conferenza regionale della società civile prevista per novembre a Kabul. Un appuntamento che in realtà e' duplice, ha spiegato Emanuele Giordana di Afgana.org, "perché prevede anche una conferenza nazionale preparatoria della società civile a giugno". E' stata la viceministra Sentinelli a sottolineare i recenti sforzi del governo per un cambio di strategia in Afghanistan. "Il dibattito sulla distinzione tra cooperazione militare e intervento civile è ancora aperto", ha spiegato, "e mi auguro che chi mi succeda nell'incarico, di qualsiasi colore sia il prossimo governo, rafforzi ulteriormente l'attivita' della societa' civile afghana e italiana". Dove per società civile, ha sottolineato, "non si intendono solo le Ong ma anche i rappresentanti degli enti locali, attori essenziali per la ricostruzione del tessuto sociale di un Paese dilaniato quale è l'Afghanistan". I punti chiave della roadmap stilata della società civile afghana: rafforzare il ruolo dell'Onu e coinvolgere la società civile nella ricostruzione e riconciliazione del Paese; evitare gli attacchi che mettono in pericolo di vita i civili e compensare i familiari eventuali vittime; sostenere la revisione del mandato della missione di assistenza delle Nazioni Unite (Unama) in stretta collaborazione con il governo afghano; diminuire le spese militari a favore di un maggiore impegno civile.
14 marzo 2008