
Un team per la riconciliazione, un gruppo di otto esperti che accompagna le iniziative di peacebuilding delle comunità locali in Darfur. E' la squadra di cooperanti di Intersos, che in Darfur occidentale ha adottato un nuovo modo di affrontare i problemi legati alle sempre più scarse fonti d’acqua e di terreni fertili, tra le cause alla base del conflitto che dal 2003 ha creato oltre due milioni di sfollati nella regione. Obiettivo primario della ong è trasformare gli interventi di miglioramento dell’accesso alle risorse idriche e agricole in un percorso di dialogo e riconciliazione tra i diversi gruppi sociali e tribali, dando centralità ai diritti delle donne. Le squadre lavorano in stretta collaborazione con i Comitati di riconciliazione, organi informali formati membri autorevoli delle comunità locali, ora strutturati e riconosciuti. I Comitati rappresentano gruppi di villaggi che condividono vaste aree territoriali e sono chiamati alla risoluzione dei conflitti che si scatenano a partire dalla distruzione dei raccolti da parte del bestiame in cerca di pascoli fertili. Intersos sostiene il ruolo sociale svolto dai Comitati e cerca di costruire e migliorare le loro capacità di successo nella mediazione tra le parti.
I pozzi, luoghi 'sensibili'
I distretti di Habila, Forobaranga, UmKher e Garsila, nel Darfur occidentale, comprendono una regione grande come Piemonte e Lombardia abitata da circa 80.000 persone. Il Darfur sta subendo una forte desertificazione, la deforestazione e un uso della terra coltivabile non sapiente sta accelerando l’impoverimento ambientale. Per questo, collocare strategicamente nuovi pozzi è fondamentale per la stabilità e il processo di pace. Nell’area di Dulmonyia, composta da 22 villaggi, l'accesso alle risorse idriche è una delle principali preoccupazioni: le due uniche fonti d’acqua sono superficiali e stagionali, da condividere con gli animali, e per questo contese e fonti di violenze. Compito del Comitato di riconciliazione della zona è quello di trovare un accordo per la spartizione delle risorse con i rappresentanti dei numerosi gruppi etnici: Fur, Dajo, Masaalit, Gimil, Tamer e Mararit. Gli incontri sembrano dare risposte positive, le frontiere sono più sicure e tra i villaggi c’è un'intesa per evitare scontri e attacchi.
Il Comitato di Riconciliazione ha un forte limite però: è composto da soli uomini e le donne non possono esprimere le loro preoccupazioni neanche nelle discussioni pubbliche perché è loro negato il diritto di parola. Ma la loro esclusione mina il processo di pacificazione. Il team di Intersos ha avviato colloqui riservati con donne e appreso informazioni ignorate dai Comitati ma di vitale importanza per individuare i reali bisogni delle comunità. Dalle notizie raccolte la ong italiana ha elaborato un intervento per diminuire la possibilità di 'lotte di potere' per il controllo dell’acqua. Le fonti realizzate sono punti d'acqua tradizionali, a differenza delle pompe a mano, sono multi-utente, pozzi in cui la raccolta contemporanea dell’acqua fa sì che una singola persona o animale non possa monopolizzare una fonte. I siti proposti sonovalutati con le comunità e con i Comitati di riconciliazione per garantirne l'approvazione prima della costruzione. Il team di Intersos fissa le modalità d'uso per i punti d'acqua, crea le turnazioni per i vari gruppi, collabora con le autorità locali per garantire che il percorso verso i pozzi sia sicuro e accessibile. La presenza del team garantisce inoltre il coinvolgimento delle donne per risolvere i problemi di convivenza.