
(AGI) - Roma, 4 ott. - "Lo scenario piu' probabile con il prossimo inverno e' un afflusso di popolazione dalle campagne e dalle montagne verso le citta', con la creazione di campi provvisori di sfollati interni che si situeranno nelle periferie urbane e una nuova emergenza". E' quanto racconta all'Agi Stefano Piziali, responsabile della sicurezza della ong Cesvi, al rientro da una missione di verifica dei progetti di formazione professionale, sostegno e equipaggiamento dell'ospedale psichiatrico di Herat, rilevando che "il 90% quello che viene speso in Afghanistan e' legato alla sicurezza, solo il 10% alle attivita' legate allo sviluppo e ricostruzione, anche le ong sono costrette ad aumentare sempre di piu' le spese per garantire la vita ai propri operatori". I dati resi noti dal rapporto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon sulle vittime provocate dalla guerra in Afghanistan rivelano che nei primi otto mesi del 2008 sono morte 4600 persone, di cui 1445 civili, il 39% in piu' rispetto allo stesso periodo del 2007. In aumento i cosiddetti "incidenti legati alla sicurezza", circa 983 tra attentati, bombardamenti. Grave il conto delle vittime innocenti causate dai bombardamenti aerei della coalizione Isaf, 393 civili uccisi per errore. "La sicurezza e' peggiorata ulteriormente, anche in aree considerate prima tranquille, la provincia di Herat e il nord del paese - spiega Piziali - tre elementi rendono pericoloso e a volte impossibile il lavoro delle ong: diversi contingenti militari nell'ambito dei Prt (Provincial reconstruction team) compiono azioni umanitarie di ricostruzione con automezzi bianchi come quelli dell'Onu e delle ong, creando confusione sul campo, esponendo ad attacchi gli operatori non governativi. Poi, nel nord est afgano, nella zona di Kunduz, uno dei signori della guerra, Gulguddin Hekmatyar, ha abbandonato il governo Karzai e si muove autonomamente con l'aumento di eventi bellici, e la grande offensiva militare dei talebani annunciata per l'estate non e' avvenuta, la maggiore pressione delle forze multinazionali sulle loro basi di partenza li ha costretti a scegliere forme di terrorismo e di guerriglia subdola invece di azioni piu' facilmente contrastabili dal contingente Isaf". Le conseguenze gravano sulla popolazione civile e le attivita' delle ong "perche' - continua Piziali - di fronte ad atti terroristici le azioni militari di risposta sono a volte sproporzionate, come ricorda il rapporto di Ban Ki-Moon, le centinaia di vittime legate ad incidenti causati da Isaf minano la credibilita' della missione stessa in Afghanistan. A Kabul, Mazar el Sharif, Herat, la situazione e' migliorata, c'e' pero' grande miseria nelle strade, anche se molti lavorano, si trovano i beni nei negozi, una volta irreperibili, in citta' arrivano piu' facilmente risorse, investimenti".