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10 settembre 2010   h: 17.41

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SOMALIA: OCCHIPINTI E PAGANINI, A MILANO PER 'NON DIMENTICARE'

(AGI) - Milano, 26 ago. - "Sono pronto a ripartire, a tornare in Somalia. Perche' non si puo' abbandonare un popolo in difficolta'". Il pistoiese Giuliano Paganini ha voglia di tornare in Africa, nella terra dove il cooperante italiano rapito il 5 agosto e' rimasto prigioniero per 76 giorni assieme alla siciliana Jolanda Occhipinti. I due raccontano la loro esperienza a palazzo Marino, sede del comune di Milano, dove sono stati invitati dal presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri per presenziare alla rimozione dello striscione con i loro volti, esposto per due settimane in piazza della Scala. Una storia che ha fatto incrociare i destini dei due cooperanti dell'ong Cins con quelli di una nazione percorsa da criminali e bande armate, sconvolta da una guerra civile che si protrae dal 1991 e dal conflitto fra il governo e le corti islamiche. "La notte del rapimento - racconta Jolanda Occhipinti - abbiamo sentito degli spari, poi hanno fatto irruzione, ci hanno bendati e portati via in auto.
  Durante i 76 giorni di prigionia non abbiamo mai subito maltrattamenti, fino al 5 agosto, quando ci hanno riportati via in auto e l'autista ci ha detto 'adesso siete liberi'". I rapitori, probabilmente banditi, avrebbero preteso una cifra compresa fra 700mila euro e un milione di dollari per la liberazione, ipotesi smentita dal governo italiano. Intanto continuano i rapimenti, ultimo quello di due giornalisti freelance, un australiano e un canadese, portati via a Mogadiscio. "La mia paura maggiore - racconta Paganini - era quella di perdere la vita, anche se non abbiamo mai subito violenze o minacce". L'avventura dei due italiani si e' conclusa con la liberazione. Di John Harale, il responsabile somalo dell'ong Cins rimasto nelle mani dei rapitori, invece si sono perse le tracce. "L'avventura di Occhipinti e Paganini - spiega Lele Pinardi, presidente delle ong della Lombardia - e' stata vissuta non da eroi ma da persone 'normali' spinte da una grossa motivazione e professionalita', persone che credono nel loro lavoro". "Non sono ancora pronta a tornare in Somalia - conclude Jolanda Occhipinti - si puo' anche cooperare dall'esterno. Appena mi hanno liberata - scherza - ho sentito il bisogno di fumarmi una sigaretta".



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