
(AGI) - Roma, 25 ago. - Non appena si sono chiusi i Giochi di
Pechino, in Darfur e' tornato il terrore. E' il duro commento
di padre Giulio Albanese, il missionario comboniano fondatore
dell'agenzia Misna, dopo l'irruzione armata dell'esercito di
Khartum nel campo profughi di Kalma, nel sud della tormentata
regione sudanese. "La Cina non ha permesso che durante le
Olimpiadi venisse data visibilita' alla questione darfuriana",
ha sottolineato Albanese contattato telefonicamente dall'Agi,
"ma ora che la 'missione Giochi' e' compiuta, Pechino e'
tornata a essere lo sponsor di Khartum e a calpestare i diritti
umani di profughi e sfollati in nome del petrolio, l'oro nero
cui nessuno vuol rinunciare". Un fatto "inquietante", ha
sottolineato l'esperto di Africa, "perche' il copione e' sempre
lo stesso: le truppe sudanesi attaccano i campi profughi della
regione con la scusa che sono covi dei ribelli, e a pagare il
prezzo piu' alto e' la povera gente, che viene di continuo
massacrata e uccisa". A fermare Khartum non e' bastato il
provvedimento della Corte internazionale dell'Aja contro il
presidente sudanese Omar Hassan al Bashir per genocidio e
crimini di guerra, ha sottolineato Albanese. Il governo del
Sudan "continua a fare orecchie da mercante ma", ha avvertito
il comboniano, "se la comunita' internazionale non uscira' in
fretta dall'attuale letargo e non passera' dalle parole ai
fatti, la situazione darfuriana continuera' ad aggravarsi".
L'attacco di oggi in cui sono morte almeno 18 persone, per
il missionario "e' la conferma che anche il mandato di cattura
spiccato dall'Aja si e' tradotto in una bolla di sapone, e che
l'incondizionato sostegno della Cina autorizza Khartum a fare
quello che vuole, calpestando i diritti umani di milioni di
civili inermi". Nonostante sulla crisi darfuriana ci sia stata
"una discreta copertura mediatica", ha concluso Albanese, "la
pace e' rimasta un traguardo assai lontano". Per questo, ha
insistito, "e' venuto il momento di rilanciare il negoziato, ma
anche di mettere Khartum con le spalle al muro e obbligare la
Cina a farsi da parte".