Notizie Agi | Agenzia Italia

3 settembre 2010   h: 00.59

RSS Mode | Chi siamo | Contatti | Ricerca
Lavorare nel Mondo
Emergenza Pakistan

I Progetti

LE NORMATIVE INTERNAZIONALI

Dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia alla Campagna “Stop all'uso dei bambini soldato”: storia, conquiste e obiettivi del movimento per prevenzione e disarmo dei minori combattenti

Il tema dei “bambini soldato” è approdato nei testi delle normative internazionali nel 1989 quando la Convenzione di Ginevra sui diritti dei minori, poi ratificata da tutti i Paesi del mondo eccetto Somalia e Stati Uniti, ha espressamente affrontato l’argomento, e bandito l’arruolamento e l’uso dei minori di 15 anni nei conflitti armati. La Convenzione prevede, inoltre, che gli Stati assicurino forme di riabilitazione sociale e psicologica ai bambini che sono stati vittime della guerra. L’anno in cui il problema dei bambini soldato attirò l'attenzione internazionale fu il 1996 quando uscì il rapporto “L’impatto dei conflitti armati sui bambini” di Graca Michel, esperta indipendente ed ex ministro dell’Istruzione del Mozambico. Subito dopo, nel 1997, fu nominato il primo Rappresentante Speciale del segretario generale per i bambini e i conflitti armati, ruolo che dal febbraio 2006 è ricoperto da Radhika Coomaraswamy, avvocato ed ex presidente della Commissione sui diritti umani dello Sri Lanka.

I principi di Città del Capo

Nel 1997 le principali organizzazioni non governative impegnate nella tutela e nella protezione dei diritti dell’infanzia nei conflitti armati, con il supporto di Unicef si sono riunite a Città del Cap, in Sudafrica, e hanno stabilito importanti Principi per la salvaguardia dei diritti dei minori nei conflitti armati, noti come i “Principi di Città del Capo – Cape Town Principles”. Primo tra tutti, l’ampliamento della definizione di ‘bambino soldato’ che ora include non solo i bambini che portano o hanno portato con sé armi, ma anche “qualsiasi bambino o bambina con meno di 18 anni che sia parte di qualsiasi forza armata, regolare o irregolare, con qualsiasi funzione, comprese (ma non esclusivamente) quelle di cuochi, facchini, messaggeri, tutti quelli che accompagnano tali gruppi al di fuori delle loro famiglie; anche bambini e bambine reclutati forzatamente per motivi sessuali e/o per matrimoni forzati”. Tale cambiamento è stato fondamentale per garantire la possibilità di accedere a programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione anche ai bambini che avevano preso direttamente parte alle ostilità, ma con ruoli diversi dal combattimento.

Lo “Stop” internazionale

Nel 1998 alcune organizzazioni non governative internazionali si costituirono in una Coalizione Internazionale “Stop using Child Soldiers” con l’obiettivo di ottenere l’adozione e la seguente ratifica di un Protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia che innalzasse il limite minimo di età di reclutamento in conflitti armati, da 15 a 18 anni e in generale quello di agire per la tutela specifica dell’infanzia nelle condizioni di guerra e di conflitti vari. Il 25 maggio 2000, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il testo definitivo del Protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Dal giugno successivo, il documento è stato aperto alla firma e alla ratifica di tutti gli Stati ed è entrato in vigore nel febbraio 2002. Il Protocollo opzionale rappresenta un passo importante per la comunità internazionale, ma non considerato soddisfacente dalle organizzazioni impegnate nella Coalizione, perchè il limite minimo di 18 anni viene imposto soltanto per l’arruolamento coercitivo, e non per il reclutamento volontario negli eserciti regolari. Per questo, la Coalizione invita gli Stati, in sede di ratifica del Protocollo, a rilasciare una dichiarazione vincolante che li obblighi a non reclutare nei conflitti armati minori di 18 anni, neanche su base volontaria.

Principi e impegni di Parigi

Dal 5 al 7 febbraio 2007 si è svolta a Parigi la Conferenza internazionale “Free children from war – liberiamo i bambini dalla guerra”, organizzata da Unicef e governo francese, a cui hanno partecipato rappresentanti di 58 Paesi, i direttori delle agenzie delle Nazioni Unite e molte organizzazioni non governative, nonché la Coalizione internazionale “Stop using Child Soldiers”. Al termine della Conferenza, i rappresentanti dei 58 governi presenti hanno sottoscritto e si sono impegnati a rispettare i principi e gli impegni contenuti in due documenti: “Gli impegni di Parigi”: insieme di principi legali e operativi necessari agli Stati per proteggere i bambini dal reclutamento o dall’uso nei conflitti armati e che complementano i meccanismi legali e politici già esistenti. “I principi di Parigi”: documento più dettagliato che comprende una vasta gamma di principi concernenti la protezione dei bambini dal reclutamento o dall’uso nei conflitti armati, il loro rilascio e la reintegrazione nella vita “civile”, non militare. I principi inoltre evidenziano l’esigenza di strategie di lunga durata per la prevenzione del reclutamento, ma anche per la definitiva cessazione della partecipazione dei bambini nei conflitti armati. La Conferenza ha rappresentato il momento conclusivo di un processo, durato 18 mesi, volto alla revisione dei “Principi di Città del Capo”, formulati dalle organizzazioni non governative nel 1997, all’individuazione delle migliori pratiche di prevenzione del reclutamento dei bambini nelle forze armate, di smobilitazione e di reintegrazione sociale dei bambini soldato in Africa. Il processo di revisione è stato condotto da Unicef e si è avvalso dell’esperienza maturata dal personale delle Nazioni Unite e dalle ong. La Coalizione internazionale è stata molto coinvolta nella stesura, in particolare nella fase di progettazione degli impegni di Parigi.

Inoltre:
Ultimo rapporto della Coalizione internazionale “Stop all’uso dei bambini soldato”: http://www.agimondo.it/repository/bambini-in-guerra
http://www.bambinisoldato.it

05/06/2008

TG

AGI TgOng

Rassegna stampa

La rassegna