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11 marzo 2010   h: 17.00

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L'intervista

RICOSTRUIRE UNA VITA

I traumi dovuti alle violenze subite e compiute dai bambini in guerra possono essere superati. Con un lungo percorso di recupero. Parla Ian Clifton Everest, professore di psicologia dello sviluppo a Londra

Riferimenti

LE NORMATIVE INTERNAZIONALI

Dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia alla Campagna “Stop all'uso dei bambini soldato”: storia, conquiste e obiettivi del movimento per prevenzione e disarmo dei minori combattenti

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LA FEROCE LEGGE
DEL BUSH

Minacce, aggressioni, torture. Gli ex bambini soldato si raccontano. Testimonanze schock di una guerra contro tutti, combattuta spesso sotto l’effetto di alcol e droghe pesanti

DA SOLDATI A BAMBINI

Coinvolgere le comunità di origine è un passo fondamentale per il reinserimento degli ex combattenti. Il programma psico-sociale di Coopi in Repubblica Democratica del Congo

È un percorso sempre più orientato al coinvolgimento dei villaggi e delle famiglie delle vittime, quello realizzato da Coopi in cinque anni di attività per il recupero degli ex bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo. L’uscita dai gruppi armati è per i minori una fase dolorosa quasi quanto quella del reclutamento e per un loro ritorno a un vita normale è essenziale il sostegno della famiglia e della comunità di origine.

I centri di transito

I centri promuovono sia l’alfabetizzazione che un primo avvicinamento alle attività lavorative

I primi interventi di Coopi in Repubblica Democratica del Congo si sono basati sulla creazione e gestione di centri di transito (Cto) in cui è realizzato un percorso socio-educativo e di re-integrazione comunitario e familiare dei ragazzi. Gestiti prima direttamente dalla ong italiana, poi con l'ausilio di organizzazioni locali, i Cto ospitano i ragazzi per un periodo non superiore ai tre mesi. Oltre alle cure e all’accoglienza i centri promuovono sia l’alfabetizzazione che un primo avvicinamento alle attività lavorative, a partire da quelle agricole e pastorali così da dare la possibilità ai ragazzi, una volta tornati a casa, di contribuire concretamente al reddito familiare. Il rapporto tra genitori e figli, la convivenza pacifica e i rischi portati dalle malattie sessualmente trasmissibili sono argomenti di discussione con gli ex piccoli combattenti, che nei centri praticano sport, giocano e socializzano, con la possibilità anche di avere colloqui individuali di counselling con operatori specializzati. In collaborazione con l’Unicef, Coopi ha aperto due Cto: a Bunia, che ha accolto 2.004 bambine vittime di violenze sessuali, e a Kpandroma, dove sono stati accolti 1.694 minori, tra maschi e femmine. Il Cto resta fondamentale per bambini che sono a rischio di essere ripresi o puniti dalle milizie.

In cerca di sicurezza e ‘normalità’

Coinvolti membri villaggio nella gestione diretta dei punti di ascolto

In tempi più recenti Coopi ha iniziato a lavorare nei villaggi. I centri comunitari forniscono di giorno assistenza psicologica e ascolto ai ragazzi, che la notte possono riprendere a dormire in casa. Le strutture danno assistenza psicologica e medica per i danni causati dalla partecipazione a conflitti armati, sia fisici (malattie, sterilità, gravidanze indesiderate) che psicologici (disperazione, perdita di sicurezza in sé, aggressività, sentimenti di odio e vendetta).

I centri comunitari accolgono anche bambini vulnerabili -circa il 30 per cento degli ospiti- favorendo in questo modo il reinserimento sociale degli ex soldati, spesso discriminati e rifiutati. È stato infatti rilevato che programmi rivolti esclusivamente agli ex guerriglieri tendono a isolarli incoraggiando discriminazione e gelosie da parte della comunità. Per favorire l’impegno e la comprensione del fenomeno da parte della comunità sono stati coinvolti membri villaggio nella gestione diretta dei punti di ascolto, anche per responsabilizzarli nella ricerca di soluzioni.

Il reinserimento

Sempre in Repubblica Democratica del Congo, nel dipartimento dell’Ituri, è in corso il progetto di Coopi in collaborazione con Unicef focalizzato sull'assistenza e sulla reintegrazione di ex bambini soldato e di bambine vittime di violenza sessuale. Il programma coinvolge 3.600 bambini e bambine per facilitarne il reinserimento nelle famiglie e nei villaggi di appartenenza, migliorare l'assistenza psicologica e assicurare il ritorno a scuola di almeno il 30% dei beneficiari (circa 685) che partecipano alle attività dei centri. Il progetto punta inoltre a rafforzare le capacità delle strutture comunitarie e pubbliche che accompagnano i processi di reintegrazione dei minori coinvolti nei conflitti armati.

Per saperne di più:

Il rapporto 2008 e il Focus di Agimondo
Stop all’uso dei bambini soldato, la coalizione italiana
Stop all’uso dei bambini soldato, la coalizione internazionale
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