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10 settembre 2010   h: 16.19

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I Progetti

IL DIRITTO DI CRESCERE… FELICI

E lontano dalla strada dove troppo spesso sono le vittime di trafficanti e sfruttatori. Per una rete di protezione che parte dall’istruzione e coinvolge i bambini e le loro famiglie.

 

La Cambogia è un paese di provenienza, transito e destinazione del traffico dei bambini. Alcuni vengono presi e portati all’estero, altri finiscono sulle rotte interne verso l’unica grande città del paese: la capitale Phnom Penh. Il rischio maggiore è che vengano avviati alla prostituzione, ma molti di loro finiscono a lavorare con orari estenuanti nelle fabbriche o per la strada come mendicanti. Il progetto di Cifa s’inserisce in questo quadro. A colloquio con Marco Pastori, coordinatore dell’Ufficio internazionale della ong.

Cosa fa in concreto Cifa per tutelare questi bimbi?

Il progetto si chiama ‘Anche io so leggere e scrivere’: è evidente l’importanza che noi attribuiamo all’istruzione. Però il centro creato a Neak Loeung è anche il simbolo di un sistema di protezione che stiamo mettendo in piedi nell’area. I bambini la mattina frequentano la scuola, mentre il pomeriggio sono impegnati nelle attività organizzate dagli operatori del centro. In questo modo abbiamo ridotto praticamente a zero le ore che trascorrono in strada. Questo ci consente di proteggerli da tutti quei rischi a cui erano esposti: quasi tutti gli 85 bambini coinvolti lavoravano per strada, in modo da guadagnare qualcosa per le proprie famiglie. Il rischio di essere coinvolti nella tratta era molto elevato, essendo la zona una delle più povere della Cambogia. Insieme con le autorità locali e altre ong, stiamo cercando di contrastare questo traffico con un sistema di protezione davvero efficace.

Quali attività portate avanti in favore delle famiglie disagiate che non possono permettersi di mandare i figli a scuola?

Partiamo sempre da questo assunto: spesso l’ostacolo maggiore all’invio dei bambini a scuola sono le condizioni economiche delle famiglie. Per loro far studiare un bambino comporta un doppio costo: i mancati introiti derivanti dalle attività dei bambini e i costi per le lezioni. Da questo punto di vista noi assicuriamo alle famiglie che il costo vivo che dovrebbero sostenere per mandare i bambini a scuola sia garantito dal progetto. Parliamo di trasporti, divise, materiali, pasti e lezioni. Inoltre garantiamo l’assistenza sanitaria, che spesso è un elemento di indebitamento delle famiglie. In casi particolari sosteniamo i nuclei familiari con la fornitura di cibo.

Come è il rapporto con le famiglie e con la comunità locale?

Il centro è diventato un punto di riferimento tanto per i bambini, quanto per l’intera comunità. Gli operatori incontrano costantemente le famiglie, sia al centro sia nelle loro abitazioni.

Quanto dura il progetto?

Cinque anni. Che sembrano molti, ma l’idea di avere un progetto quinquennale rientra nell’approccio strategico del Cifa. Noi crediamo che gli interventi ‘mordi e fuggi’ siano poco efficaci. Per ottenere un impatto reale sul contesto in cui lavoriamo ci vuole una progettualità di medio e lungo periodo. Nei prossimi 3 anni vorremmo allargare l’opera di sensibilizzazione sui diritti dei bambini che stiamo portando avanti con la comunità locale.

Cosa faranno i bambini alla fine del progetto?

Il progetto consentirà a molti di loro di terminare la scuola primaria e ad alcuni quella secondaria. Nella zona ci sono delle scuole secondarie, per cui non ci sono problemi di accesso all’istruzione. Il problema è la situazione economica delle famiglie. È da qui che potrebbero nascere degli ostacoli per il futuro dei ragazzi al termine del progetto.

Come è composto lo staff che opera a Neak Loeung?

Nel panorama delle ong il Cifa esce un po’ dagli schemi, nel senso che noi non abbiamo personale espatriato in giro per il mondo. Questa è una nostra caratteristica. In questi anni abbiamo fatto un percorso di individuazione di partner locali che ci garantissero delle capacità in materia di identificazione e realizzazione dei progetti. Questo percorso ci ha confermato che nei nazioni in via di sviluppo esistono delle straordinarie professionalità, quindi noi non avvertiamo la necessità di inviare personale espatriato. Il Cifa ha un ruolo di coordinamento e spesso siamo presenti nei Paesi in cui operiamo fornendo supporto tecnico ai partner. Per loro rappresentiamo un valore aggiunto, in quanto possiamo condividere con gli operatori locali le esperienze maturate in 30 anni di attività nel mondo. L’individuazione e la progettazione degli interventi si fa insieme, l’implementazione dei progetti è però responsabilità dello staff locale.

Cosa farete con i fondi raccolti con la campagna SMS?

Andranno a finanziare le attività del centro di accoglienza per i bambini di strada di Neak Loeung. A questo proposito desidero ringraziare tutti quelli che hanno aderito a questa iniziativa.

 

30-12-2009

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