

La costruzione di una rete fognaria, l’arrivo dell’elettricità e dell’acqua corrente sono una rivoluzione del vivere quotidiano nelle favelas brasiliane. In queste baraccopoli improvvisate ai margini delle metropoli, senza alcuna pianificazione di servizi igienici e sociali, le condizioni sanitarie raggiungono livelli disastrosi, ma allo stesso tempo la creatività degli abitanti offre soluzioni povere ma efficaci alla problematica. “È valorizzando le capacità e l’iniziativa della popolazione delle favelas che l’Avsi è intervenuto per la loro riqualificazione”, ha spiegato Roberto Mingucci, docente al dipartimento di Architettura e pianificazione territoriale dell’Università di Bologna, che ha fatto parte del progetto Alvorada fin dai suoi inizi nel 1983, quando il municipio di Belo Horizonte varò la legge pro favelas e la ong ottenne i finanziamenti necessari dalla Cooperazione italiana e dall’Unione europea.
Il progetto ha così visto la collaborazione tra l’Università di Bologna e quella di Belo Horizonte. “Attraverso questo esempio di cooperazione decentrata”, ha raccontato Mingucci, “l’istituto italiano ha fornito a quello brasiliano le conoscenze tecniche per le operazioni di rilievo e la mappatura del territorio. Fornendo strumentazione topografica elettronica ancora non in uso, ha formato topografi e sostenuto la costruzione di sistemi informativi elementari Gis per banca dati”. In seguito all’intervento dell’Avsi, a Belo Horizonte centinaia di famiglie, liberate dall’esigenza di ricorrere al ‘fai da te’ per liberarsi da scarichi organici e immondizie hanno contribuito alla nascita di piccole attività economiche, scuole e asili, in luoghi dove prima era impensabile. Tra le esperienze più significative realizzate con il progetto Avsi, il docente bolognese ricorda le forme di auto-progettazione: “Abbiamo studiato come abitanti indigenti avessero materialmente ideato e realizzato, pur con materiali poveri, soluzioni abitative efficaci. E siamo partiti da qui”. In seguito il progetto è stato seguito dal municipio di Belo Horizonte attraverso la società Urbel per la parte istituzionale e dall’Avsi per quella relativa alla cooperazione non governativa. Anni dopo, l’esperienza è stata ripetuta nelle bidonville di Salvador de Bahia con un progetto finanziato dalla Banca Mondiale. Per il professor Mingucci si tratta di un’approccio “certamente esportabile” anche in altri Paesi, se pur utilizzando modelli diversi. E a conferma di ciò, ha ricordato come questa iniziativa sia stata inserita tra le buone pratiche nella conferenza Habitat di Istanbul del 1996. Il professore dell’Università di Bologna ha sottolineato come l’importanza del diritto a un’abitazione degna sia “estremamente ancora sottovalutato, con stanziamenti volti alla sua realizzazione molto al di sotto delle potenzialità”.
Foto, per gentile concessione di Fabrizio Arigossi
19-11-2008