
Non è stato il G8 che avremmo desiderato, ma è stato un buon G8. I documenti e gli impegni assunti non corrispondono alle aspettative, ma sono comunque frutto di un lavoro collettivo durato mesi che è riuscito a trovare consenso e a mettere buone basi per ulteriori passi nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Avremmo voluto che ogni Paese arrivasse al G8 in regola, avendo adempiuto agli obblighi assunti nei molti vertici e conferenze degli anni precedenti, sull’ambiente, la sicurezza alimentare, la cooperazione allo sviluppo, l’agricoltura, i diritti umani… Avremmo desiderato che le nuove regole etiche che dovranno reggere l’economia e la finanza a livello mondiale fossero previste anche per definire eticamente i rapporti tra i Paesi economicamente più avanzati e i Paesi più poveri, basati innanzitutto su criteri di giustizia nella suddivisione/redistribuzione delle ricchezze del pianeta e di umanità nel riconoscere dignità a ogni persona, popolo, Stato.
Speravamo in impegni concreti, inderogabili, con cifre, scadenza e verifiche periodiche. Ci aspettavamo, insieme ad altre centinaia di milioni di persone in Italia e nel mondo, molto, molto di più e soprattutto molta più concretezza e cogenza degli impegni.
Avremmo voluto un G8 diverso. Eppure non riusciamo a considerarlo negativo e inutile. Anzi.
Ci sembra infatti che tutti questi temi abbiano comunque dominato il G8, penetrandolo, vincolando tutti a un maggiore senso di responsabilità, vero e duraturo, perché ormai obbligatorio e inevitabile. Sì, inesorabilmente inevitabile. Questo G8 ha messo le basi perché un cammino nuovo, più vero, cosciente e impegnativo, possa essere costruito nei mesi e negli anni a venire. Non c’è infatti alternativa. Il mondo globalizzato del bisogno, dell’emarginazione e delle ingiustizie subite, non sta più ad aspettare, ma reagisce, duramente. E i capi di Stato e di Governo delle maggiori economie l’hanno forse capito per davvero.
Occorrerà non dare loro tregua. Premendo con le forze ampiamente ramificate della società civile mondiale, stringendo in merito ogni alleanza possibile. Ma anche rafforzando quel dialogo politico che, proprio in occasione dei G8 e dei vertici mondiali, le organizzazioni della società civile sono riuscite a costruire con le istituzioni nazionali e internazionali e che ha dato positivi, anche se ancora limitati, risultati. Le sfide sono ancora tutte lì, dal Doha Round e le regole del commercio mondiale, all’urgenza di una governance mondiale con una nuova scala dei valori che metta al centro la persona umana, al mantenimento degli impegni assunti per la lotta alla povertà e lo sviluppo, ai nuovi impegni per la salvaguardia dell’ambiente ecc.
Il G8 ha rappresentato un solo scalino, certo. Ma dal quale non si può più scendere ma solo continuare, e rapidamente, sugli altri gradini.
PS.: Bravi anche gli sherpa e tutti quelli che vi hanno lavorato. Bravo lo sherpa italiano che ne ha guidato i lavori e ha prestato ascolto alla società civile del nord e del sud del mondo.
Nino Sergi*
*segretario generale Intersos