
(AGI) - Roma, 8 feb. - Nel nostro Paese, nonostante una crisi
economica tangibile e trasversale, che investe tutti,
consumatori e agricoltori inclusi, scopriamo da una attenta
analisi dei dati, che ogni famiglia italiana "butta",
mediamente, nel cassonetto dei rifiuti prodotti per oltre 550
euro l'anno, circa il 10 per cento del totale dei propri
acquisti alimentari. Fatti i calcoli, si tratta di circa 30
chili di alimenti buttati ogni anno, da ogni italiano. Stiamo
parlando di un dato enorme, tonnellate e tonnellate di derrate
alimentari sprecate. Tra l'altro, questo dato e' in difetto
perche' non prende in esame le altrettante tonnellate di
prodotti commestibili che la nostra agricoltura non puo'
raccogliere. Infatti, frutta e ortaggi, spesso, rimangono a
marcire nei campi, perche' non hanno un prezzo di mercato
sostenibile per gli agricoltori. Non c'e' mercato e i costi di
produzione, manutenzione e raccolta non consentono un'impresa
sostenibile. Cosi' il Presidente della Cia-Confederazione
italiana agricoltori, Giuseppe Politi nel suo intervento
durante il convegno "Fame e sete: sprecare meno donare di
piu'", promosso oggi a Roma dal "Distretto 2080 Rotary Club"
presso la sede della Provincia di Roma a Palazzo Valentini.
Il grande tema sul quale interrogarsi -ha detto Politi- e'
quello degli "egoismi", nel mondo c'e' chi ha tanto, troppo, e
molti che non hanno nulla. Bisognerebbe pensare anche a
politiche che non guardano esclusivamente al profitto
economico, ma siano lungimiranti e che si interroghino sul
perche' della crisi e di come aumentino le condizioni di
poverta' nel mondo, invece di regredire.
Lo scenario nel nostro Paese e' preoccupante -ha proseguito
il presidente della Cia- ma c'e' chi riesce a fare di peggio.
Un interessantissimo studio evidenzia come gli americani
"gettino" circa il 50 per cento degli alimenti che comprano e
come gli inglesi, in un anno, riempiano i cassonetti degli
scarti con 184 tonnellate di formaggi. Se questi numeri creano
sorpresa, quelli che riguardano il numero di malati, in queste
aree del mondo, legati ad una cattiva alimentazione, generano
allarme: una persona su tre e' sovrappeso o obesa, e la
tendenza si eleva nelle fasce di eta' piu' basse.
Nei fatti -ha sostenuto Politi- non si risolve il problema.
Credo saremmo piu' vicini alla soluzione del problema, se da
una parte si smettesse di sfruttare i paesi sottosviluppati,
aiutandoli invece in un processo di auto sostenibilita', anche
agricola. Ci sono nel pianeta immensi territori che possono
essere produttivi e non lo sono; paradossalmente ve ne sono
anche in Italia e allora bisogna fare "piu' agricoltura" e
combattere i nostri egoismi. Un ruolo fondamentale -ha concluso
Politi- e' quello educativo e di conoscenza delle cose. Senza
attivare questi processi, irrinunciabili, diventeremo tutti
piu' poveri.(AGI)
Bru