
(AGI) - Roma, 20 ott. - I lavoratori africani inviano alle
famiglie che vivono nel continente piu' di quaranta miliardi di
dollari ogni anno. Leggi restrittive e tariffe alte, tuttavia,
sminuiscono il potenziale che queste rimesse avrebbero di
risollevare i poveri dalla loro condizione di indigenza. A
rivelarlo, il rapporto dell'Ifad 'Sending Money Home to Africa'
che sara' presentato a Tunisi giovedi' e venerdi' al Forum
Globale sulle Rimesse 2009, organizzato dal Fondo
internazionale per lo Sviluppo Agricolo e dalla Banca africana
per lo sviluppo (AfDB). A livello globale, si legge in
un'anticipazione del documento, i flussi delle rimesse superano
i trecento miliardi di dollari l'anno, superando l'ammontare
degli Investimenti stranieri diretti e dell'Aiuto ufficiale
allo sviluppo messi insieme. Mentre i costi per i trasferimenti
di denaro sono diminuiti in modo significativo in America
Latina e in Asia, mandare i soldi a casa in Africa e' pero'
ancora molto costoso: per i trasferimenti all'interno del
continente i costi possono arrivare al 25% della somma inviata.
Al vertice del G8 a L'Aquila lo scorso luglio, i leader
mondiali hanno riconosciuto l'impatto che i flussi delle
rimesse hanno sullo sviluppo e si sono prefissi l'obiettivo di
dimezzare il costo dei trasferimenti nei prossimi cinque anni
attraverso la creazione di un ambiente competitivo e senza
barriere per i trasferimenti. Tra il 30-40% delle rimesse
inviate in Africa e' diretto alle zone rurali, dove i poveri
non hanno accesso a servizi finanziari e dove le famiglie degli
emigrati devono percorrere grandi distanze per poter prelevare
il denaro inviatogli dai loro cari. L'intero continente
africano ha lo stesso numero di punti dove le famiglie degli
emigrati possono prelevare le rimesse che il Messico. Il
rapporto Ifad dimostra che aprendo semplicemente ad altre
strutture la possibilita' di offrire servizi di trasferimento
delle rimesse, per esempio istituzioni di microfinanza e uffici
postali, il numero dei punti di prelievo delle rimesse
raddoppierebbe. Inoltre, il documento evidenzia come nuove
tecnologie (come i cellulari) e strutture gia' esistenti (in
particolare uffici postali o piccoli empori e stazioni di
rifornimento) potrebbero rendere piu' a portata di mano i
servizi associati alle rimesse. "In tempi di recessione,
favorire i trasferimenti di queste rimesse alle famiglie nelle
aree rurali dell'Africa e' piu' vitale che mai", ha
sottolineato il presidente aggiunto dell'Ifad, Kevin Cleaver,
prima di partire per Tunisi. "Il potere delle rimesse puo'
essere stimolato abbattendo le barriere e rendendo meno costoso
per le famiglie africane prelevare il proprio denaro," ha
aggiunto.