
(AGI/EFE) - Londra, 23 nov. - L'incaricato del governo
britannico di guidare l'inchiesta pubblica sulle circostanze
che portarono alla guerra in Iraq ha assicurato che non ci
saranno colpi di spugna. Di fronte al diffuso scetticismo sul
fatto che una commissione nominata da Downing Street possa
essere indipendente dal governo, Chilcot ha promesso non solo
un resoconto "accurato e approfondito", ma anche imparziale.
"Abbiamo accesso completo all'insieme dei documenti emanati dal
governo a vario grado in nove anni e abbiamo gia' visto che e'
piu' che sufficiente per per sapere che non si e' cercato di
nascondere niente perche' e' impossibile". Chilcot ha aggiunto
che il team ha gia' cominciato a lavorare a "una montagna" di
documenti e che ha incontrato la maggioranza delle famiglie dei
179 militari britannici morti nel corso della guerra,
cominciata con l'invasione nel 2003. L'inchiesta esaminera'
alcuni delle questione piu' 'calde': le risorse -se cioe' ci
fossero sufficienti "uomini e materiali"- per l'invasione,
l'interazione tra le decisioni politiche e la pianificazione
militare e l'assistenza riservate alle vittime del conflitto.
Ma -ha ammesso Chilcot- la questione principale, da cui
dipendono tutte le altre, e' se la decisione di scendere in
guerra fosse giustificata e se si tratti di una guerra
legittima. Sara' la Commissione stessa ad interrogare i
testimoni, generali, diplomatici, funzionari d'alto livello e
lo stesso ex premier Tony Blair; e alle critiche sul perche'
non sia stato nominato un avvocato, Chilcot ha risposto dicendo
che non si tratta di un processo giudiziario, ma di
un'inchiesta. Ma nel mirino delle critiche c'e' lo stesso
Chilcot: qualcuno ha ricordato che partecipo' alla cosiddetta
inchiesta Hutton sulle circostanze della morte dello scienziato
David Kelly, dopo che si era scoperto che era stato la 'gola
profonda' che aveva "soffiato" alla Bbc che il governo
britannico aveva esagerato volutamente il pericolo del presunto
arsenale nucleare di Saddam Hussein. Ma le critiche alla
commissione sono molteplici. Tra i componenti della
commissione, c'e' la baronessa Prashar, secondo alcuni
totalmente priva della competenza necessaria; e l'ex
ambasciatore Roderic Lyne, consigliere di una banca, Jp Morgan
Chase, e un'azienda petrolifera, BP, entrambe con interessi nel
nuovo Iraq. Secondo Oliver Miles, l'ex ambasciatore in Libia
ascoltato domenica dall'Independent, non si e' prestato
sufficiente attenzione neanche alla nomina di due storici che
"appoggiarono entrambi con forza" Tony Blair e/o la guerra in
Iraq". Uno di loro, Martin Gilbert, nel 2004 scrisse che
l'allora presidente Usa, George W. Bush, e Blair sarebbero
stati paragonati "con il passare del tempo a Roosevelt e
Churchill". L'altro storico, Lawrence Freedman era considerato
l'artefice della "dottrina Blair" sugli interventi umanitari,
utilizzata tanto per la guerra in Kosovo che per le campagne
militari in Iraq e Afghanistan; ed entrambi, ha concluso Miles
ricordando che la stessa stampa israeliana lo ha detto, "sono
ebrei e almeno uno di loro e' un attivo difensore del
sionismo". (AGI)
Bia