
(AGI) - Manila, 23 nov. - Imbavagliati, sequestrati e
decapitati. L'orrore e la violenza contro i giornalisti va in
scena a Mindanao, nelle Filippine, dove ventuno persone sono
state uccise da un gruppo armato. La strage, scoperta
dall'esercito che si era messo sulle tracce di un centinaio di
miliziani che avevano assaltato una folla di sostenitori di un
esponente politico locale e rapito una quarantina di persone,
avviene in vista delle prossime elezioni amministrative e
politiche, previste nel 2010 e a pochi giorni dall'apertura
delle iscrizioni dei candidati nelle liste elettorali. Tra i
cadaveri c'e' anche quello della moglie di Esmael Mangudadatu,
il cui nome la donna si apprestava a far registrare nelle liste
per la competizione alla carica di governatore provinciale di
Maguindanao. La cosa non era stata molto gradita dal
governatore in carica, Andal Ampatuan, che mantiene sempre
pronto all'occasione un esercito privato. Non vi sono indizi
che sia stato lui a ordinare direttamente il sequestro e la
strage, ma il portavoce della delle Forze armate filippine, il
tenente colonnello Romeo Brawner, ha collegato il massacro alla
"faida politica" tra i due clan. "E' a questo che stiamo
prestando attenzione, al rapimento dei membri della famiglia
Mangudadatu da parte degli Ampatuan". L'esercito e' alla
ricerca di altri cadaveri. Stando alla professione di piu'
della meta' degli uccisi nel massacro di oggi, questo sembra
aver avuto come obiettivo principale l'intimidazione nei
confronti della stampa. I militari hanno recuperato i corpi di
almeno dodici giornalisti: "Qui regna una cultura
dell'impunita'", ha esclamato il presidente dell'associazione
nazionale della stampa, Benny Antiporda. L'ufficio del
presidente delle Filippine, Gloria Arroyo, ha fatto sapere che
i responsabili saranno puniti: "Si tratta di un massacro di
civili senza pari nella storia recente".(AGI) .
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