
(AGI/AFP) - Pechino, 27 ott. - Due tibetani sono stati
giustiziati in Cina con l'accusa di aver fomentato la
ribellione che scosse il Tibet nel marzo dello scorso anno. Si
tratta delle prime esecuzioni in relazione ai fatti che posero
ancora una volta all'attenzione del mondo la situazione dei
diritti umani nella regione dell'Himalaya. "I due criminali
sono stati giustiziati perche' ritenuti colpevoli nel corso del
processo e dei gradi di appello a questo seguiti", ha affermato
laconicamente il portavoce del ministro del ministero degli
Esteri, Ma Zhaoxu. Nei giorni scorsi il Centro tibetano per i
diritti umani e per la Democrazia aveva riferito
dell'esecuzione di almeno quattro tibetani, ma il portavoce non
ha confermato ne' ha detto di essere al corrente della notizia.
Il Tibet resta un nodo cruciale per Pechino, che a piu' un
anno dagli scontri che portarono alla morte di decine di
persone (una ventina per il governo cinese, almeno 200 per il
governo tibetano in esilio) ha tutta l'intenzione di mantenere
il pugno di ferro sulla regione. A invocarlo e' stato Zhang
Qingli, segretario del Partito comunista regionale, che ha
definito una faccenda "molto seria" la lotta al separatismo.
"Dal 2005 abbiamo salvato la stabilita' sociale...colpendo duro
e in modo preventivo il separatismo", ha detto Zhang in un
discorso pronunciato a Lhasa questa settimana. Secondo quanto
riporta il Tibet Daily, il leader comunista a chiesto a Pechino
una mobilitazione a tutti i livelli, da quello politico a
quello militare, per il mantenimento dell'ordine pubblico.